Con ‘Cry translator’ l’iPod capisce il pianto del bimbo

Si chiama ‘Cry Translator’ e promette di fare un vero e proprio miracolo per i genitori: interpretare il pianto di un bambino. La rivoluzionaria applicazione per iPod della compagnia spagnola Biloop Technologic permette di scoprire in soli dieci secondi se il pargolo ha fame, sonno o vuole giocare. Ma anche se è annoiato, stanco o semplicemente stressato.
Per utilizzarlo basta metterlo a pochi centimetri dal bambino, evitare altri rumori esterni, e premere il tasto ’start’. Si resiste ancora per una decina di secondi al pianto del neonato e nella maggior parte dei casi si avrà la risposta esatta. Da una ricerca, condotta in un ospedale spagnolo su un centinaio di bebè, emerge infatti che la percentuale di errore è pari circa al 4%.
Il costo è accessibile a tutti. Siamo sui dieci dollari. Per ora si può acquistare soltanto in Gran Bretagna e Stati Uniti. C’è poi un altro piccolo problema. La risposta viene data in tre lingue: spagnolo, inglese e francese. L’italiano per ora non c’è.
Secondo i pediatri italiani però l’applicazione non avrebbe alcuna base di scientificità. ”E’ al di là di ogni fantasia”, commenta a Ign, testata online del Gruppo Adnkronos, il dott. Giuseppe Mele, presidente nazionale della Federazione italiana medici pediatri (Fimp). ”Il pianto va interpretato - spiega -, per poter capire perché un neonato piange si deve tener conto dell’obiettività clinica e del senso pratico della madre”.
”E’ difficile anche per noi capire se il bambino piange ad esempio per fame o per sazietà, ma una risposta chiara può arrivare solo dall’anamnesi. Se - continua - il neonato, soprattutto nei primi tre mesi, piange dal pomeriggio in poi, verosimilmente il pianto è dovuto a una colica gassosa. Se invece comincia a partire dalla mattina bisogna preoccuparsi un po’ di più”. ”E’ l’anamnesi, il racconto e l’obiettività clinica che ci porta a dare una diagnosi”, sottolinea. ‘‘Se ad esempio - spiega - il bimbo piange per un mal d’orecchio lo capirò solo andando a vedere se riscontro problemi nel canale uditivo”.
La tecnologia è essenziale invece alla pediatria in altri campi. ”Molto importanti sono gli strumenti audiologici attraverso i quali si arriva a stabilire se c’è sordità - spiega il dott. Mele -, mentre un’anamnesi anche accurata non può dare un risultato altrettanto esatto”. C’è poi internet che ”può essere d’aiuto ma non può sotituirsi al pediatra, anzi spesso è deviante”. L’abitudine di cercare risposte sul web ‘‘ha creato tante mamme fai da te ma così si bypassa il pediatra che - conclude il presidente della Fimp - mette al centro il bimbo e la sua famiglia”.



















































