Microprocessori: IBM punta sul ‘Dna origami’

30 agosto 2009 - pubblicato da Rossella Colapietra in notebook, novità, pc, tecnologia

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Computer e palmari più piccoli, leggeri e potenti? Sarà possibile tra circa 10 anni. Tanto è infatti il tempo che si stima sarà necessario a Ibm per utilizzare la struttura a catena ad elica del Dna per disegnare ‘chip’ elettronici fino a a 2 terzi più piccoli e densi rispetto a quelli attualmente in commercio. La notizia è stata diffusa da ‘Big blue’, che sta sviluppando il progetto in team con un gruppo di ricercatori del California Institute of Technology (CalTech).
”Questa è la strada per realizzare i dispositivi del futuro”, afferma Bill Hinsberg manager dell’area Litografia del centro di ricerca di Almaden , in California, del gigante statunitense dell’informatica. Secondo Hinsberg, infatti, la nuova tecnica ”offre un metodo potenziale per costruire componenti elettronici in nanoscala (con dimensioni di riferimento pari a milionesimi di millimetro). L’industria - prosegue il manager - è sempre andata nella direzione di realizzare cose sempre più piccole, perché questo apre un universo di possibilità”.
Oggi i circuiti e i componenti dei microprocessori raggiungono i 22 nanometri (milionesimi di millimetro) per le loro dimensioni. Con la tecnologia ”Dna origami”, attualmente allo studio, sarà possibile raggiungere i 6 nanometri. Questa nuova tecnologia consiste nell’assemblare chip partendo dalle molecole in modo molto più economico rispetto a quelli attuali.
Questo consentirebbe di superare i limiti fisici delle attuali tecnologie di produzione,ostacolo principale ad un’ulteriore miniaturizzazione dei componenti, e rispettare la ‘nota’ legge di Moore sul raddoppio biennale della densità dei transistor sui microprocessori, evoluzione permette di costruire computer e dispositivi elettronici sempre più piccoli e potenti.
”Serviranno un paio di anni, ma una volta che avremo verificato come fare - dice Greg Walraff, capo del team di ricerca - sarà molto facile” arrivare alle prime applicazioni sperimentali. Ma bisognerà aspettare almeno 10 anni prima che i primi dispositivi a Dna raggiungano il mercato.

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