Niente più occhi chiusi grazie al flash invisibile

22 luglio 2009 - pubblicato da Rossella Colapietra in Fotocamera Digitale

flash
I ricercatori Dilip Krishnan e Rob Fergus potrebbero passare alla storia come gli inventori del “dark flash”: per ottenerlo hanno modificato il percorso del flash tradizionale, facendogli emettere luce sparsa su un raggio di frequenze più ampio, rilasciando all’esterno quella visibile. I due ricercatori hanno anche rimosso i filtri che in genere impediscono al sensore delle macchine di intercettare i raggi infrarossi e ulravioletti.
In pratica il flash c’è lo stesso, ma l’occhio umano non lo percepisce e quindi rimane rilassato come se la foto venisse scattata di giorno. L’effetto collaterale sta nel fatto che i colori finali sono un po’ smorti, e più simili a quelli di un negativo che di una fotografia vera e propria. Ma i ricercatori americani hanno pensato anche a questo e, per rendere più “umane” le immagini, hanno acquisito informazioni sui colori da una foto identica ma scattata in un momento diverso.
L’immagine definitiva è, di fatto, frutto dell’unione di due diversi scatti: il flash invisibile genera un’immagine simile a quella dei visori notturni poi in seguito viene scattata una fotografia standard, senza flash, scura e sgranata, ma con colori corretti. Il software della fotocamera unisce le due foto e crea un’immagine luminosa e con i colori adeguati.
Come procedimento è un po’ farraginoso. Ma efficace, poiché il risultato di questa seconda elaborazione ha portato a ottenere immagini molto buone. Krishnan e Fergus ci tengono però a raffreddare gli entusiasmi: alcuni materiali e oggetti infatti assorbono sia i raggi ultravioletti che quelli infrarossi e quindi non compaiono nelle foto scattate a “dark flash” né nella ricostruzione a colori. Ma, nonostante questo, il dark flash rimane una prospettiva promettente.

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